Ci sono locali che hanno un’identità per così dire “fluida”, mutevole che cambia nel tempo; altri, invece, che sono fortemente caratterizzati dalla cucina, dalle tradizioni e dal contesto in cui sono immersi: Il Giardino Romano appartiene a questa seconda categoria e le etichette “ristorante tipico romano” e “ristorante ebraico” gli calzano davvero a pennello. Ma è la sua localizzazione a renderlo un luogo dove gustare un pranzo o una cena dai sapori di un tempo immersi, al contempo, nel meraviglioso spettacolo di una Roma d’altri tempi: un ristorante nel quartiere ebraico a Roma che rispetta a pieno le regole della convivialità in “roman style”.

Un ristorante in via del Portico d’Ottavia

Del resto il Giardino Romano si trova proprio nella storica cornice di via del Portico d’Ottavia, nel cuore del ghetto romano, una strada che è essa stessa il simbolo del quartiere ebraico e che costituisce l’ingresso principale al vecchio ghetto. Il Portico fu costruito nel II secolo a.C. al posto del più antico Portico di Metello, con il suo imponente doppio colonnato che circondava l’area centrale su cui sorgevano i templi di Giunone Regina e di Giove Statore. Prende il nome dalla sorella di Augusto, Ottavia, a cui l’imperatore dedicò il monumento quando lo ricostruì tra ac.il 27 e il 23 a.C.

Nel Medioevo sulle rovine del Portico fu costruito un grande mercato del pesce, come testimonia la targa ancora visibile sul lato destro dell’arco che così recita: “Debbono essere date ai Conservatori (alti funzionari dello Stato) le teste di tutti i pesci che superano la lunghezza di questa lapide, fino alle prime pinne incluse”. Dopo essere stato distrutto da ben due incendi e un terremoto, e quindi ricostruito numerose volte, i resti del Portico che si vedono ancora oggi sono quelli del restauro del 203 d.c. voluto da Settimio Severo.

A pochi metri dalle rovine del Portico di Ottavia sorge la rinomata Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria: costruita nell’VIII secolo, qui si svolsero per lungo tempo le prediche forzate che avevano lo scopo di convertire gli abitanti del ghetto al cattolicesimo. La chiesa prese questo nome proprio perché lì accanto si svolgeva il mercato del pesce.

L’atmosfera di un ristorante immerso nel quartiere ebraico di Roma

Il Giardino Romano sorge proprio a due passi dei resti del Portico d’Ottavia; accanto al ristorante le storiche botteghe del ghetto sfornano prodotti tipici della tradizione ebraica i cui profumi rendono l’atmosfera ancora più avvolgente. Per gli appassionati della cucina tipica romana un tour eno-gastronomico del ghetto è, dunque, un momento imperdibile. Basti, infatti, ricordare che la cucina tradizionale romana e quelle ebraica si sono fuse (e piacevolmente confuse) nei secoli proprio tra i confini del ghetto e non solo.

I famosissimi carciofi alla giudia ne sono un eccellente esempio. E, infatti, chi visita la Capitale sa che per assaggiare un carciofo alla giudia doc una visita nel quartiere ebraico di Roma è d’obbligo. Sono, del resto, il piatto forte anche del nostro ristorante, fiore all’occhiello del nostro chef e di tutti i suoi aiuto cuochi.“Qual è il segreto della pulizia del carciofo?”, ha domandato Gianfranco Vissani al nostro chef, Sherif Morcos, che con la sua pulizia del carciofo attira ogni giorno centinai di turisti e curiosi proprio fuori dal nostro ristorante. “I segreti – risponde il nostro chef – sono tre: carciofo buonomano buona e coltello buono!”.

Tradizione, passione, genuinità. Una cura del dettaglio che contraddistingue ogni nostro piatto, dai sapori curati e raffinati alla gustosa semplicità di una cucina di estrazione popolare. Qui al Giardino Romano non vi raccontiamo cosa facevano i nostri nonni, zie, padri o madri, qui, noi mettiamo a disposizione la nostra trentennale esperienza, anni vissuti a fianco di veri cuochi della cucina romana, anni di vera gavetta.

Per saperne di più sui nostri carciofi alla giudia leggi anche:

<<Carciofi alla giudia come pulirli? I nostri segreti nel video di Gianfranco Vissani>>

<<Carciofi alla giudia: i segreti dello chef>>

 

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